GiaMburrasca chiude imbattenti
Alle 4:33 pm del Luglio 24th, 2008Quando non si ha null’altro da dære, meglio attendere, possibilmente in silenzio.
Ad maiora semper
Quando non si ha null’altro da dære, meglio attendere, possibilmente in silenzio.
Ad maiora semper
E c’è bisogno di aggiungere altro?
Eccome se c’è!
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» Vedrai, andrà meglio.
cosa?
» la vita dopo di me,
» vedrai,
» sarà molto meglio.
ma…
» la vita, dopo di me.
ma chi sei?!
» la vita…
» …andrà meglio…dopo di me…la vita…
Un bicchiere pieno di zucchero. Ecco come mi sento e come mi sentono, come un bicchiere, uno solo, e pieno di gusto zuccherino, da sciogliere il più possibile, mescolare quanto basta, e mandar giù.
Ma non tutto, non tutto d’un sorso. Deve restare almeno un po’ di soluto per poter ancora diluire, mescolare e mandar giù, diluire, mescolare e mandar giù, diluire, diluire, fino a quando del mio sapore non resterà null’altro che un opaco bicchiere.
Un solo bicchiere…
Diluito…
Mescolato…
Non ci hanno detto che sarebbe stato facile,
Ma hanno promesso che ne sarebbe valsa la pena…
Ore 22:50 - Liscate.
Silenzio, pace e 24 gradi celtius per una gradevole serata all’aperto, magari su di una panca di legno fuori ad una gelateria.
Ore 23:11 - Milano.
Afa. VentinovEdicoVentinove gradi, per una prigionevole serata davanti alla tv con tanto di condizionatore a palla.
Venghino signori venghino! Fate pure il vostro gioco! Ma niente a che vedere con Beverly Hills 90210, eppure…
Taradàratadan… con effetto luci alla “chi vuol esser miliardario” con l’unica differenza che le domande non sono di cultura generale, nè di interesse nazionale. A “Il momento della verità” ci sono 21 selezionatissime domande, tra le 200 fatte durante i provini, scelte appositamente e ovviamente, per sputtanare il povero cristo di turno e, se possibile, provocare uno o più infarti all’ancor più povero cristo padre novantenne contadino invitato a sorridere in tv anche nell’attimo immediatamente prima di perdere i sensi.
Ma allora qual’è la differenza tra Jerry Scotti, Paola Perego e Alda D’Eusanio?
Tratto e scritto (ancora una volta) dalla saggissima shehrazade.
Alla fine l’ho fatto.
Mi sono seduta, ho acceso una sigaretta e l’ho guardato. Senza esitare.
Dopo 43 giorni, lui era ancora lì. Immobile.
E con lui le mie speranze, le illusioni, i ricordi e l’ostinazione.
Il suo spazzolino. Rosso. Accanto al mio.
Dopo 43 giorni non l’avevo ancora buttato. Non ne avevo avuto il coraggio. Era come chiudere una porta, nonostante quella porta fosse già chiusa. Sbarrata.
Avere il suo spazzolino era come avere ancora lui. Una presenza quotidiana, semplice, insignificante, non ingombrante. Ma sempre una presenza. Che da 43 giorni - o forse più - era un’assenza. Un’assenza totale. Un’assenza decisa. Un’assenza voluta.
Sapevo che non sarebbe tornato indietro. Sapevo che non l’avrei più avuto qui, con me. Ma la consapevolezza, a volte, non basta. Perché l’illusione è più testarda.
Sai che non entrerà più da quella porta. Sai che non ti accarezzerà più i capelli e che non ti farà più ballare. Sai che non ti avvolgerà più. Eppure non butti via il suo spazzolino da denti. Ti aggrappi al suo spazzolino da denti. Patetica.
Allora ho capito. Non solo lui non sarebbe mai tornato, ma io - nonostante tutto - non volevo che lui tornasse. Ho capito che la mia volontà era più importante del fottutissimo destino. Ho capito che dipendeva da me. Dipende da me.
Ho sorriso.
Mi sono alzata. Ho spento la sigaretta. E buttato il suo spazzolino. Rosso.
Ho pianto.
Poi sono uscita. Sono andata a Villa Borghese e mi sono fatta una corsa.
Ma nulla è cambiato.
Ah, un appunto di mio pugno: questo post era schedulato perchè apparisse qui il 5 luglio. Ma ovviamente non ho resistito e sperando che non mi serva più… eccolo qui ![]()
Fin dove arrivo.
Sarà questo il pensiero folle di stasera e di stanotte, 30 Maggio, il giorno prima del ponte, anche se non c’è ponte ma solo un weekend lungo.
Treni non ce ne sono, Aerei neanche a parlarne, Traffico da mettere in conto, Destinazione finale ormai scelta, Tempo previsto… troppo per un giorno solo. E io arrivo fin dove arrivo. Tenendo un occhio al punto di non ritorno.
Il famoso momento del bisogno? Oddio, un po’ sì =)
Cmq una serata ancora una volta “diversa”, talmente diversa da essere una di quelle di una volta, una di quelle con un amico col pizzetto o col chimono che sta lì a cercare di parlare, cercare di dire qualcosa, durante una delle mie pause di riflessione, ma che puntualmente viene interrotto da un fiume limpido e melmoso che porta sempre e solo acqua al suo mulino.
Un qualcosa da fare, un piacere, un pretesto, un vero impegno.
Un aperitivo. E le ainechen sono solo di contorno.